Chiunque abbia mai frequentato l'università, anche solo per un breve periodo della sua vita può forse capirmi e voi fortunati che avete trovato un posto nel mondo senza fare questa sosta quasi obbligata... voi beh, vi invidio parecchio.
Quando mi sono iscritta al mio corso di laurea ero solo una ragazzina forse spaventata ma sicuramente confusa. Non sono mai stata una di quelle persone con le idee chiare da sempre, una di quelle che nascono con la passione per la medicina o un cervello portato per la matematica. Sono sempre stata una ragazza abbastanza brava nelle cose pratiche e molto meno in quelle teoriche. Quindi seppur confusa, quando ho deciso di intraprendere gli studi sapevo bene che sarei andata incontro a anni di frustrazioni sui libri. Ma pensando a un possibile futuro solido ho scelto la facoltà che più si avvicinava alla mia personalità: ciò che mi piace senza troppi infiniti sforzi, che sapevo bene non sarei stata capace di affrontare. Ho preso la strada semplice insomma, quella senza sbattimenti.
E adesso che mi trovo a un passo dalla conclusione di questo viaggio, che mi sembra ora brevissimo - ma credetemi non lo è stato- mi trovo in continuazione a mettere in dubbio le mie scelte. O meglio, analizzo tutto da un punto di vista più adulto. Insomma cosa mi hanno veramente lasciato questi quattro anni di lezioni, esami e andirivieni dalle segreterie? Mi hanno lasciato solo una confusione più profonda della precedente, una totale perdita di fiducia nel sistema e sì, anche qualche bel momento con i colleghi.
Tanto per farvi un idea, vi comunico che tra le 20 materie date solo 3 hanno suscitato in me un reale interesse. Il che, permettetemelo, è abbastanza preoccupante. E poi viene la domanda più importante, quella che ormai temo più del mascara sbavato o di un tacco rotto: e poi? Se veramente quest'anno mi laureo, cosa viene dopo? Dove vado? Cosa faccio? Come mi mantengo?
Mi sarebbe molto più semplice rispondere alla domanda "perché esistiamo?".
Eppure sono qui che lotto con le unghia e con i denti per uscirne. Ma non perché non veda l'ora di andare avanti, il futuro mi terrorizza. Ma piuttosto per non deludere ne me stessa ne tutti coloro che in questi anni hanno creduto veramente in me.
Suona sicuramente triste, ma vorrei che il tempo si fosse fermato a due anni fa, quando ero ancora entusiasta di ciò che facevo, quando ancora credevo che qualche porta prima o poi si sarebbe aperta.
Forse a scoraggiarmi è solo lo stress di questi ultimi mesi e forse una volta fuori potrò godermi ciò che la vita avrà in serbo per me. Ecco pensiamo positivamente.
Citazione da ricordare:
| Questo sarà il mio mantra |
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